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martedì 23 aprile 2013

Frase..... celebre?

 

Non voglio raggiungere l'immortalità con il mio lavoro. Voglio arrivarci non morendo.
Woody Allen

L'attesa del nulla...

Questa sospensione di vita operativa sia mia sia di tanta gente, e della società tutta, mi sta snervando.
Non so come agire.
Il fatto che anche altre persone siano in difficoltà, che non abbiano lavoro, che non ci siano certezze nè programmi a breve, mi disorienta.
Ci sono momenti in cui sono ipercreativa e altri in cui mi "racconto" che non serve a nulla tutto ciò che faccio.
Ieri ho incontrato un mio vecchio compagno di lavoro e ci siamo raccontati un pò di avventure/disavventure avvenute in questi dieci/dodici anni in cui non ci vedevamo, poi i saluti. Al ritorno a casa mi sono sentita proprio inutile e priva di valore: un treno fermo in un binario morto.
E gli spettacoli "governativi" non mi danno certo spinte emotive nè di incoraggiamento.


martedì 9 aprile 2013

Codice scarlatto

Inutile parlare di corda in casa di impiccato.... in genere si dice così quando il "male" è comune.
Però, nonostante la mia situazione, credo che non ho quasi mai cavalcato il problema su queste pagine (post).
Il lavoro che non c'è, il mio.
Ormai è quasi un anno e mezzo che non lavoro, cioè che non lavoro con una struttura che a fine mese dovrebbe darmi un compenso per l'attività svolta/dedicata. Per circa un anno ho ricevuto l'indennizzo di disoccupazione, o come cavolo si chiama, che era una miseria ( a dicembre quando si prende normalmente una tredicesima e si affrontano spese di vario tipo, ho preso circa 350 euro!!! ed era l'ultimo mese sponsorrizzato dall'INPS), poi il buio....
Già nel periodo in cui lavoravo mi era toccata la "fortuna" di essere fra amici che avevano deciso di non pagarmi. Momenti difficili per tutti, ma ovviamente per loro dopo che per me, nel senso che prima mangiavano loro e poi se avanzava.... Mi davano 50 euro settimana di "acconto". Quando mi sono incazz*** e ho detto loro che non si trattava di un acconto ma di un "posticipo" mi hanno guardato come se fossi un'aliena. Veramente mi sono arrampicata sugli specchi, poi una volta fuoriuscita da quella situazione ho cercato di organizzarmi. Ho provato ad inventarmi un lavoro con le poche cose che so fare e per dir la verità un minimo di interesse l'ho suscitato solo che nel frattempo ci siamo immiseriti tutti e nessuno compra più  nulla.
La mia invenzione è semplicemente la stessa attività che faceva mia madre ma sicuramnete con meno maestria di quanta lei aveva. Comunque lavorare a maglia, con l'uncinetto pare che non sappiano farlo tutti o non tutti hanno la pazienza, il tempo, la voglia....
Poi nella mia condizione sempre di bisogni impellenti mi sono accorta anche che era possibile riciclare lana e cotone da vecchio vestiario abbandonato nell'armadio e che non interessava più e che per vari motivi d'affezione lasciavo lì. Come in un recupero della memoria e dei tempi rappresentati da quelle cose ho usato quel materiale per "creare" nuove cose, ed anche lì ho avuto la soddisfazione di avee dei consensi.... ma pochi soldi.
E adesso la situazione è diventata da "codice rosso fosforescente" non ci sono opzioni, non ci si può inventare più nulla perchè non c'è mercato.
Ed io faccio fatica a chiedere.
Mio figlio mi aiuta, per quel che può. Vive e lavora fuori da questa città. Quando lo vedo gli mollo qualche bolletta e non si tira mai indietro, ma io mi sento un verme. Una madre dovrebbe dare e non chiedere. E poi anche lui deve farsi una vita, una casa, una famiglia e il suo lavoro non è ben pagato. Insomma storie di tutti i giorni sui quotidiani e telegiornali....
Assistenti sociali e Caritas.... non so neppure come si fa veramente....e rimando rimando.
E capisco sempre più come possano accadere certe tragedie.
Per il momento mi sento forte sotto l'aspetto della tragedia, ma sinceramente non so come risolvere i problemi e mi sento impotente e inutile.

Un'ultima cosa. Quando sei in miseria (senza nobiltà) quelli che conosci ti evitano come la peste e solo quelli che NON  sanno bene i contorni delle tue faccende ti trattano da persona dignitosa. Appena si viene a sapere che hai necessità e quindi potresti essere un potenziale "chiedente", si sciolgono anche quei pochi contatti. E poi ci si meraviglia se non si chiede, se non ci si esprime?
Per il motivo che ho appena descritto sopra a proposito del riciclo, ho chiesto ad alcuni conoscenti di non buttare via le maglie che non indossano più ma di darle a me che le avrei recuperate e lavorate. In alcuni casi ho fatto delle creazioni che ho ancora nell'armadio o anche offerte alla chiesa per le madri che non hanno la possibilità di fare il corredino. Bè non ci sono neppur più maglie o gomitoli abbandonati nell'armadio da quando li ho chiesti. prima abbondavano. Non so perchè ma evidentemente c'è qualcosa di sbagliato sulla richiesta nel moemnto di bisogno e difficoltà.
Ad una "amica" che incontro una volta ogni due o tre anni per caso (eravamo amichissime quando entrambe fidanzate, uscivamo la domenica assieme ecc.) gli ho mandato un biglietto chiedendole di vederci, per recuperare il tempo perduto non frequentandoci, davanti ad un caffè.... sono passati due anni, da quella mia comunicazione, mi ha mandato qualche sms dicendo che non si era dimenticata che presto mi avrebbe chiamata.....ma credo che quando le dissi che ero disoccupata e sola, abbia temuto che le chiedessi qualcosa di più.
Questa è la verità. La gente non vuole saperlo.



domenica 14 ottobre 2012

Qualcosa va bene, o per lo meno meglio....
Non grandi cose, ma piccoli segnali ed esercitazioni stile giovani marmotte...
Oggi mi sono cucinata un pesce!
Bè che sarà mai? direte voi!
Non ricordo di averlo fatto, almeno recentemente, per me. Quasi sempre cucinare il pesce per me significa avere ospiti o persone con cui dividere il cibo.
Invece avevo voglia di andare a mangiare in un posto dove cucinano bene, ma non mi faceva voglia di muovermi e forse mi faceva anche un pò "fatica" spendere... devo stare attenta perchè chissà quanto durerà per me questo periodo di non lavoro retribuito. Allora ieri in mercato ho comprato un pesce tutto  per me.
!
Io ho un palato un pò viziato o vizioso, scegliete voi....
Avverto i più lontani aromi e quindi, in caso positivo, posso apprezzare i sapori quando sono in alto per qualità. La mia orata era un pesce fresco e di mare, cioè non di allevamento. Gli aromi erano preparati da me in stagione e mischiati col sale e col pepe, tutto qui.
Ma mangiare bene ti mette di buon umore, ti riconcilia col mondo, ti fa essere più accondiscendente anche verso gli errori più banali e irritanti ( i miei) e così con la pace in seno mi sono sentita più ottimista.
Poi la riflessione un pò retorica sull'importanza del cibo.
Un conto è il nutrimento del corpo, un altro il nutrimento del "sentire"... non so chiamarlo diversamente ora.
Ho pensato a cosa significa non avere da mangiare.... ed ho pensato a tutti quei bambini in Africa che ci fanno vedere in tv, chiedendoci pochi euro al mese. Ho pensato che se avrò un lavoro pagato onestamente e che mi permette di vivere (cosa non accaduta in questi ultimi anni perchè mi sono dovuta arrampicare sugli specchi!), darò quel mio enne di contributo per un bambino a distanza.
La mia preoccupazione è che possa arrivargli veramente, che possa contribuire a dargli giornate e più ancora di di bene. Non posso parlare di benessere per situazioni e luoghi inimmaginabili per me per la sofferenza, carestia, malattie, ma sapere che assieme ad altre persone posso far la differenza mi aiuta a progettarlo.
Faccio un nodo al fazzoletto!
Domani devo mandare un fax per un lavoro.... e quindi oltre al nodo al fazzoletto faccio anche qualche scongiuro di rito!