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mercoledì 11 luglio 2012

Più passa il tempo...

.. e mi accorgo che l'isolamento che in anni di abbattimento mi sono creata, adesso se non è irreversibile lo è quasi.
Ci sono tanti fattori che influiscono su questo. Quando il lavoro ti viene a mancare, quando non hai più nessuno nella tua casa che condivida con te i pensieri, le parole e i ritmi, quando la "vergogna" per quello che sei prevale su quello che veramente sei.... bè, a quel punto è tutto assai difficile. Non voglio dire impossibile perchè non voglio arrendermi, ma è più facile pensare così.
Avere sofferto di depressione non aiuta, la gente (anche gli amici) confondono questa patologia con la follia. Con la stranezza a prescindere e come se fossi infetta si tengono lontani.
Giustamente anche, visto che mi sono ritirata, negata e volutamente cancellata.
Ma la cosa diventa irreversibile quando tutti gli altri hanno deciso che questo deve essere per sempre!
Se avessi manifestato di avere il diabete che molto spesso, come tante malattie croniche, non ti lascia più, sarei stata "normalmente" accettata. Il diabete, gli altri, non lo vedono e non lo sentono.
Così, come me, no.
Come essere impuro.
E' il diverso che spaventa e che con il quale si cerca di non perderci altro tempo, tanto sarà sempre così...
E così si salvano ai miei occhi gli estranei, quelli che non ti hanno conosciuta prima e che non sono rimasti delusi perchè ti sei negata.
Ti accettano così come sei adesso.
Un pittore, che mi conosce di vista, che abita vicino ma che non conosce i risvolti che ho appena accennato, mi saluta  sempre con simpatia e l'altro giorno mi ha regalato un cavalletto sapendo che a me lo avevano rubato.
Un altro sconosciuto, non più tale perchè conosciuto in internet, compare di giochi on line, mi sta aiutando con la propaganda ai miei blog sapendo che per me è importante. Altri amici con i quali ho corrispondenza, o con i quali ho parlato personalmente mi hanno detto: sì, sì... e poi (posso controllare) non ci pensano neppure.
Non so perchè.
Non riesco a darmi una risposta.
E' così faticoso capire le persone che ci sono lontane come esperienza, sentimenti, salute?
E' così difficile dare una mano, che, tra l'altro, non costa nulla?
Non so.
Io mi sono chiesta se al loro posto agirei così.
Ci ho pensato bene.
E in tutta onesta, dico di NO.