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martedì 9 aprile 2013

Codice scarlatto

Inutile parlare di corda in casa di impiccato.... in genere si dice così quando il "male" è comune.
Però, nonostante la mia situazione, credo che non ho quasi mai cavalcato il problema su queste pagine (post).
Il lavoro che non c'è, il mio.
Ormai è quasi un anno e mezzo che non lavoro, cioè che non lavoro con una struttura che a fine mese dovrebbe darmi un compenso per l'attività svolta/dedicata. Per circa un anno ho ricevuto l'indennizzo di disoccupazione, o come cavolo si chiama, che era una miseria ( a dicembre quando si prende normalmente una tredicesima e si affrontano spese di vario tipo, ho preso circa 350 euro!!! ed era l'ultimo mese sponsorrizzato dall'INPS), poi il buio....
Già nel periodo in cui lavoravo mi era toccata la "fortuna" di essere fra amici che avevano deciso di non pagarmi. Momenti difficili per tutti, ma ovviamente per loro dopo che per me, nel senso che prima mangiavano loro e poi se avanzava.... Mi davano 50 euro settimana di "acconto". Quando mi sono incazz*** e ho detto loro che non si trattava di un acconto ma di un "posticipo" mi hanno guardato come se fossi un'aliena. Veramente mi sono arrampicata sugli specchi, poi una volta fuoriuscita da quella situazione ho cercato di organizzarmi. Ho provato ad inventarmi un lavoro con le poche cose che so fare e per dir la verità un minimo di interesse l'ho suscitato solo che nel frattempo ci siamo immiseriti tutti e nessuno compra più  nulla.
La mia invenzione è semplicemente la stessa attività che faceva mia madre ma sicuramnete con meno maestria di quanta lei aveva. Comunque lavorare a maglia, con l'uncinetto pare che non sappiano farlo tutti o non tutti hanno la pazienza, il tempo, la voglia....
Poi nella mia condizione sempre di bisogni impellenti mi sono accorta anche che era possibile riciclare lana e cotone da vecchio vestiario abbandonato nell'armadio e che non interessava più e che per vari motivi d'affezione lasciavo lì. Come in un recupero della memoria e dei tempi rappresentati da quelle cose ho usato quel materiale per "creare" nuove cose, ed anche lì ho avuto la soddisfazione di avee dei consensi.... ma pochi soldi.
E adesso la situazione è diventata da "codice rosso fosforescente" non ci sono opzioni, non ci si può inventare più nulla perchè non c'è mercato.
Ed io faccio fatica a chiedere.
Mio figlio mi aiuta, per quel che può. Vive e lavora fuori da questa città. Quando lo vedo gli mollo qualche bolletta e non si tira mai indietro, ma io mi sento un verme. Una madre dovrebbe dare e non chiedere. E poi anche lui deve farsi una vita, una casa, una famiglia e il suo lavoro non è ben pagato. Insomma storie di tutti i giorni sui quotidiani e telegiornali....
Assistenti sociali e Caritas.... non so neppure come si fa veramente....e rimando rimando.
E capisco sempre più come possano accadere certe tragedie.
Per il momento mi sento forte sotto l'aspetto della tragedia, ma sinceramente non so come risolvere i problemi e mi sento impotente e inutile.

Un'ultima cosa. Quando sei in miseria (senza nobiltà) quelli che conosci ti evitano come la peste e solo quelli che NON  sanno bene i contorni delle tue faccende ti trattano da persona dignitosa. Appena si viene a sapere che hai necessità e quindi potresti essere un potenziale "chiedente", si sciolgono anche quei pochi contatti. E poi ci si meraviglia se non si chiede, se non ci si esprime?
Per il motivo che ho appena descritto sopra a proposito del riciclo, ho chiesto ad alcuni conoscenti di non buttare via le maglie che non indossano più ma di darle a me che le avrei recuperate e lavorate. In alcuni casi ho fatto delle creazioni che ho ancora nell'armadio o anche offerte alla chiesa per le madri che non hanno la possibilità di fare il corredino. Bè non ci sono neppur più maglie o gomitoli abbandonati nell'armadio da quando li ho chiesti. prima abbondavano. Non so perchè ma evidentemente c'è qualcosa di sbagliato sulla richiesta nel moemnto di bisogno e difficoltà.
Ad una "amica" che incontro una volta ogni due o tre anni per caso (eravamo amichissime quando entrambe fidanzate, uscivamo la domenica assieme ecc.) gli ho mandato un biglietto chiedendole di vederci, per recuperare il tempo perduto non frequentandoci, davanti ad un caffè.... sono passati due anni, da quella mia comunicazione, mi ha mandato qualche sms dicendo che non si era dimenticata che presto mi avrebbe chiamata.....ma credo che quando le dissi che ero disoccupata e sola, abbia temuto che le chiedessi qualcosa di più.
Questa è la verità. La gente non vuole saperlo.